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Storia di I.: come far tornare il sorriso
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di Paolina dal Bon

Esperienza del 2012
 
I. è al terzo anno della scuola dell’Infanzia e arriva alle 7,30 del mattino perché i genitori lavorano entrambi; diversamente dall’ anno precedente entra sempre molto agitata, a volte arrabbiata, a volte finisce la colazione a scuola, a volte arriva pensierosa se non addirittura triste.
Entra in classe correndo e urlando “ciao” con tono alterato , o in silenzio strisciando lungo la parete e tenendo la testa bassa; in entrambi i casi si prende un gioco (varia) e, o gioca rumorosamente o si siede sulla panca e rimane assorta.
Al momento dell’arrivo dei compagni trova ogni pretesto per alzare la voce o litigare, è pure molto veloce con le mani. Durante le attività è molto irrequieta. 
Dopo una settimana di osservazioni e di richiami continui, con la collega notiamo che il clima della classe ne risente e ipotizziamo un’accoglienza individuale che preveda ogni giorno il ripetersi di un rito: l’andargli incontro quando entra, uno sguardo accogliente che cerca di incrociare il suo sguardo (contatto visivo) il porgerle le mani facendo attenzione alla sua disponibilità ad un abbraccio (contatto fisico), chiediamo poi “come stai oggi? vuoi che passiamo un po’ di tempo insieme?” (contatto verbale), l’accompagnarla a scegliere un gioco o un libretto e stare con lei quei 5- 10 minuti (relazione). Disegni per raccontare
Abbiamo provato ad organizzare due tavoli su 4 con delle attività (pittura, pasta di sale, ritaglio ecc. a rotazione).
I., dopo il momento iniziale predilige il lavoro con il colore e questo la rilassa molto. Se riusciva a rasserenarsi trascorreva la giornata più contenta, viceversa era da richiamare continuamente.
Con la collega ci accordiamo di curare un solo aspetto del modo di porsi alla settimana e lasciare correre su altro (lo stare seduti in un certo modo/ aspettare il proprio turno ecc ) e di adottare noi un tono di voce sommesso, mai irato, anche se fermo, di avvicinarci a lei quando la vediamo troppo inquieta.
In alcuni giorni le strategie messe in atto nella prima parte della giornata non tengono per tutto il tempo scuola e I. disturba molto. Per il benessere nostro e della classe ipotizziamo di offrire un altro momento di attenzione individuale all’entrata della compresenza nei giorni in cui il tempo dato nella mattinata non fosse stato sufficiente.
 
Ci siamo chieste “Ma quali pensieri ha, che la turbano a tal punto!?” e abbiamo provato a proporre per 5 volte il disegno libero. 
Emergevano cosi storie fantastiche mescolate a episodi realmente accaduti in cui I. manifestava dei vissuti anche “dolorosi”.
Dopo i 5 disegni proposti in giorni diversi e non consecutivi era evidente che un episodio estivo in particolare (un incidente d’auto) aveva turbato I. e non era stato sufficientemente affrontato ed elaborato lasciandola in balia di paure e senso di abbandono ai quali lei reagiva scaricando tensione e nervosismo a scuola.
Abbiamo proposto a I. di fare dei giochi simbolici (10 min/dì) scegliendo tra delle famiglie di animali o una famiglia di umani (playmobil - pupazzetti di legno). Ci siamo coinvolte nei suoi giochi simbolici accompagnandola nel dire di sé. Questi momenti hanno portato ad un lento ma progressivo rilassamento di I. che, verso l’ultima parte dell’anno, non ha più manifestato atteggiamenti continuativi di aggressività tanto da farci ritenere non più necessari quegli interventi altamente personalizzati e quotidiani di cura. 
Alcuni tentativi fatti di comunicare con la famiglia non hanno sortito particolari cambiamenti ma, il non esserci rassegnate allo stato delle cose, una volta accertato che i problemi erano di natura educativa, ed aver ipotizzato dei percorsi personalizzati che si sono modellati sui bisogni che emergevano dal suo vissuto, ha permesso di veder fiorire il sorriso nel volto di I. nella maggior parte del tempo che lei ha passato a scuola e di garantire uno star bene in classe per i compagni. 
E’ risultata decisiva l’osservazione e la comunicazione tempestiva fra noi colleghe di tutti i segnali quotidiani che la bambina lanciava, l’adozione di uno stile condiviso di fermezza e tenerezza, un modellamento reciproco di noi insegnanti rispettando, nelle settimane alterne, i riti che avevamo ipotizzato potessero dare, nel tempo, sicurezza e stabilità al “piccolo io” in costruzione che avevamo davanti a noi. 

Dizionario galileiano

· La mente e i suoi processi
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